Latebrix domestica

Il divano è sempre lo stesso con l’impronta del mio ossuto deretano. Io sono lì, seduto sulla mia impronta. Il pavimento davanti brilla appena sotto un raggio di sole che filtra dalla tapparella in cui, come in un frusto episodio letterario, le particole di polvere mi appaiono. Latebrix domestica Ordine: Psocoptera Famiglia: Latebridae Genere: Latebrix Specie: L. domestica. Ora anche Latebrix mi appare. Due millimetri, forse tre. Corpo appiattito, grigio-brunastro. Le zampe lunghe si muovono lente, precise, ognuna lenta ma nel suo molteplice flusso creare un’onda; così almeno mi appare. Avanza. Esplora. Sfiora un granello di polvere e devia. Poi torna. Si ferma. Non c’è pausa, solo tempo che accade. Ottomila neuroni il suo software. I gatti di polvere restano immobili. Accumulano mini frammenti di peli, fibre, di ciò che a nessuno interessa, insomma briciole. Crescono lentamente, senza fretta. Crescono in un episodio in cui il tempo si rovescia, crescono per difetto. La Latebrix li attraversa, si muove tra i residui, piega i contorni della stanza ai suoi sensi chimici. Ogni variazione d’odore diventa direzione. La sua memoria è minima, precisa. Conosce la noia? conosce solo ciò che serve a sopravvivere, a muoversi, a riconoscere? Io resto fermo sul divano. Gli occhi seguono il suo corpo piccolo. Il suo movimento è leggerezza dentro il peso della stanza. La luce si sposta piano. La Latebrix devia ancora, percorre un margine, scompare dietro il battiscopa e ricompare, senza sorpresa. I gatti di polvere restano dove sono? Appena ondeggiando ai movimenti dell’insetto. Assorbono tracce di vita. Alcuni granelli che cadono diventano loroi, altri no. Alcuni frammenti di ciò che ero, anche solo un mio pelo, diventano loro. Un non-più-io. La Latebrix si ferma davanti a un piccolo ammasso. Lo annusa e lo fa con le antenne. Lo aggira. Poi riprende il percorso. Guarda la stanza non so con che tipo di vista. Io la guardo. Ogni passo è misura, ogni esitazione un frammento di esperienza. Il confine tra gli oggetti e l’animale si assottiglia. I gatti restano immoti, la Latebrix si muove. Io resto nella mia ossuta impronta sul sofà. Tutto si sovrappone senza rumore. La stanza trattiene luce, polvere, corpi minuti, assenze. L’osservazione diventa silenziosa densità. La Latebrix scompare sotto il divano. I gatti di polvere restano immobili. Io chiudo gli occhi un istante. Il tempo passa. La stanza resta. I confini tra ciò che muove e ciò che resta diventano liquidi. Io resto seduto. Nessuno parla, nulla accade.

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Nelle sue remote pagine è scritto che gli animali si dividono in (a) appartenenti all'Imperatore, (b) imbalsamati, (c) ammaestrati, (d) lattonzoli, (e) sirene, (f) favolosi, (g) cani randagi, (h) inclusi in questa classificazione, (i) che s’agitano come pazzi, (j) innumerevoli, (k) disegnati con un pennello finissimo di pelo di cammello, (l) eccetera, (m) che hanno rotto il vaso, (n) che da lontano sembrano mosche.