Barzelletta L'anziana signora Lipmann telefona al giornale per il necrologio. Solomon è ancora sul feretro. "Come lo si paga?" -A parole, cinque dollari a parola. - "Allora scriva: Solomon morto" -Ma ... signora, il necrologio dev'essere di almeno cinque parole.- "Allora scriva: Solomon morto, vendesi volvo usata.". Ho scritto questa barzelletta non mia. L' ho trasformata in pixels. A me era piaciuta a tal punto da volerla scrivere. La parte che più mi affascinava era tentare di rendere l' anziana signora più brillante. Quell' apparente cinismo con cui affronta l'annuncio inserendo con economia di parole un ulteriore senso: essendo morto Salomon, la sua auto è un vendita. La brillante signora sa a cosa serve un annuncio, sa che lo strazio che prova per la sua perdita, non ha da essere raccontato lì. Le parole della Lipmann sono tra virgolette, quelle della voce che con lei interloquisce tra lineette.
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Conversazione: Persona LLM Media e Geoide Cognitivo Messaggio 1 (Utente) Ecco una sintesi schematica e descrittiva del tuo discorso, senza fronzoli poetici ma conservando i concetti principali: Persona LLM media: concetto Definizione: un modello di intelligenza artificiale che simula una persona mediamente intelligente e mediamente fragile. Obiettivo: osservare cosa pensa, capisce e dice una mente "normale", con limiti, errori e capacità ordinarie, non straordinarie. Caratteristiche principali Simulazione del corpo e della biologia Moduli separati per organi e funzioni (fegato, cuore, polmoni, intestino) che influenzano il linguaggio. Linguaggio attendibile perché situato: le parole riflettono stati fisici e temporali simulati. Non produce esperienza soggettiva reale (Qualia), solo rappresentazione coerente. Mediocrità e limite Non eccelle: apprendimento lento, memoria imperfetta, errori frequenti. Fragilità simulata: stanchezza, confusione, malfunzionamenti legati alla biol...
Latebrix domestica
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Il divano è sempre lo stesso con l’impronta del mio ossuto deretano. Io sono lì, seduto sulla mia impronta. Il pavimento davanti brilla appena sotto un raggio di sole che filtra dalla tapparella in cui, come in un frusto episodio letterario, le particole di polvere mi appaiono. Latebrix domestica Ordine: Psocoptera Famiglia: Latebridae Genere: Latebrix Specie: L. domestica. Ora anche Latebrix mi appare. Due millimetri, forse tre. Corpo appiattito, grigio-brunastro. Le zampe lunghe si muovono lente, precise, ognuna lenta ma nel suo molteplice flusso creare un’onda; così almeno mi appare. Avanza. Esplora. Sfiora un granello di polvere e devia. Poi torna. Si ferma. Non c’è pausa, solo tempo che accade. Ottomila neuroni il suo software. I gatti di polvere restano immobili. Accumulano mini frammenti di peli, fibre, di ciò che a nessuno interessa, insomma briciole. Crescono lentamente, senza fretta. Crescono in un episodio in cui il tempo si rovescia, crescono per difetto. La La...
Barzelletta
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Barzelletta Si può sostenere, senza grandi rischi teorici, che l’errore non sia solo una deviazione occasionale dal pensiero corretto, ma una vera condizione strutturale dell’essere umano. Nella sua irriducibile finitezza, l’uomo è condannato a vivere in uno stato di parziale ignoranza: un’ignoranza che, per ampiezza e profondità, supera di gran lunga il campo molto più ristretto di ciò che gli è dato conoscere, interpretare e governare con la ragione. Anche Einstein non sapeva fare le lasagne come quelle di mia nonna. A questo punto si potrebbe immaginare mia nonna come una candida vecchietta al focolare. Mia nonna era invece una dirigente di un’importante industria farmaceutica, con uno stuolo di persone che le preparavano il bagno, il cibo e le appaiavano le ciabatte. L’unica cosa che combinava ai fornelli erano lasagne verde shocking, che facevano pensare più al solfato di rame che agli spinaci. Il gratin lo produceva con una boccetta che ha tentato di perfezionare fino alla fine. ...
Il termine è perduto
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Ho due edizioni (una nuova e una vecchia) dello stesso vocabolario. Nella nuova si sono aggiunte cose che nella vecchia non c'erano. Scrivere vocabolari è una tradizionale disciplina di scissione per cosa mettere e cosa no. Un vocabolario è una narrazione il cui tempo non è istantaneo ma generazionale. Le parole sono oggetti. Ogni parola può essere usata in diverse forme tuttavia la loro funzione si compie solamente nel metterle in relazione e questo crea un significato che si dà per ingessato, vocabolaristico anche se è vero che ogni parola non rappresente che parzialmente il pensiero dell’emittente così come quello del ricevente e quindi le parole sono degli oggetti esterni che messi in relazione formano un’idea che si compone sì dei singoli elementi ma racconta una storia. Nella piccola dimensione che in una persona le parole hanno, nel loro risibile significato (anche se inesatto, impreciso o fuorviato), il loro uso dinamico si comporta in maniera analoga alla teoria dell’HGT...
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### **SINTESI COMPLETA E RAZIONALE DEGLI ARGOMENTI** #### **1. FONDAMENTO: LA PAROLA COME FENOMENO RELAZIONALE** - **Postulato:** La parola è un **oggetto esterno misurabile** (segnico) la cui esistenza piena si attiva solo nella **relazione bicondizionale** tra emissione (E) e ricezione (R). - **Precisazione cruciale:** La bicondizionalità non garantisce l'identità di senso, ma l'instaurazione di un **campo di disallineamento calibrato**. La comunicazione ha successo quando il fraintendimento rimane entro i limiti di tolleranza socialmente negoziati. - **Indelebilità:** L'effetto della relazione (il senso prodotto in R) è un fatto irreversibile, una traccia nella storia individuale e collettiva. #### **2. IL MECCANISMO: TRASFERIMENTO ORIZZONTALE (HGT)** - **Definizione operativa:** L'HGT è il processo attraverso cui l'oggetto-parola "salta" tra individui, gruppi, contesti e tempi, diffondendosi e mutando. - **Ruolo:** Spiega la dinamica del mutamento lin...
The missing term
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Ho due edizioni (una nuova e una vecchia) dello stesso vocabolario. Nella nuova si sono aggiunte cose che nella vecchia non c'erano. Scrivere vocabolari è una caratteristica e tradizionale disciplina di scissione per cosa mettere e cosa no. Un vocabolario è una narrazione il cui tempo non è istantaneo ma generazionale.
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Prima di diventare scrittori, Borges e Perec portano nella letteratura un’impronta professionale precisa. Non si tratta di un semplice antecedente biografico, ma di una forma mentis che precede e struttura il loro modo di scrivere. I loro libri non nascono solo da una vocazione letteraria, ma dall’esperienza concreta di un lavoro svolto a contatto con sistemi di organizzazione del sapere. È in questo passaggio preliminare, spesso trascurato, che si colloca il concetto portante della loro divergenza. Borges lavora tra biblioteche, cataloghi, traduzioni. Il suo oggetto quotidiano è il libro: un artefatto già compiuto, carico di senso, inserito in una tradizione testuale stratificata. Il suo problema non è produrre informazione, ma orientarsi in una costellazione di testi che si rimandano l’un l’altro. L’esperienza della biblioteca lo mette di fronte a un universo simbolico già saturo, in cui ogni nuovo ordine è inevitabilmente interpretativo. Perec, prima di scrivere, lavora come ar...
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Perec arriva alla scrittura portandosi dietro un’abitudine mentale da archivista: guardare i materiali non per ciò che “significano”, ma per come possono essere ritrovati. L’archivio non vive di documenti isolati, vive di strumenti intermedi — elenchi, schede, indici, riassunti — che non hanno valore in sé, ma permettono di tornare a qualcos’altro. È lì che Perec vede una possibilità letteraria. Da questa prospettiva, l’elenco non è un ornamento né una fissazione formale. È una forma di sintesi tecnica: prende una massa di cose, le dispone, le rende consultabili. Non dice “questo è importante”, ma “questo esiste ed è raggiungibile”. La scrittura smette di essere una linea narrativa e diventa una superficie di accesso, una mappa minima del reale. Il passaggio decisivo è che Perec capisce come questa funzione possa essere trasferita alla letteratura. Un testo può funzionare come un archivio leggero: non conserva tutto, ma conserva il modo per ritrovare. I suoi libri non chiudono i materi...
Nelle sue remote pagine è scritto che gli animali si dividono in (a) appartenenti all'Imperatore, (b) imbalsamati, (c) ammaestrati, (d) lattonzoli, (e) sirene, (f) favolosi, (g) cani randagi, (h) inclusi in questa classificazione, (i) che s’agitano come pazzi, (j) innumerevoli, (k) disegnati con un pennello finissimo di pelo di cammello, (l) eccetera, (m) che hanno rotto il vaso, (n) che da lontano sembrano mosche.
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Il libro è un oggetto testuale che possiede una caratteristica non specifica rispetto ad altri tipi di testi, ma con una misura più dilatata, quindi visibile: incarna il tempo in modo strutturale. La sua peculiare funzione deriva dalla doppia temporalità insita nella lettura: il tempo del testo, che appartiene alla narrazione, e il tempo del lettore, che si distribuisce nelle diverse sessioni di lettura. Questa alternanza produce una doppia memoria, in cui gli episodi narrativi si intrecciano con le esperienze quotidiane del lettore, generando un effetto simile alla tecnica mnemonica dei loci. In questa prospettiva, il libro non è solo un contenitore di parole, ma un dispositivo che articola e stabilizza la temporalità. La struttura del libro consente pause, riprese e ritorni: il tempo non scorre in modo continuo, ma viene segmentato e reso navigabile. Ogni lettura rappresenta una riattivazione della durata linguistica, e l’esperienza del libro dipende dall’interazione tra la tem...
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L'oggetto preciso a cui mi riferisco è: un libro. Un libro è una testo. Tra i vari tipi di testo, il libro mette in luce una peculiarità dei testi (includo tra i testi le lapidi e i messaggi sui social). Il libro è un motore a due tempi. Alberga infatti nella "parola" "un libro" una doppia chiave di lettura: quella del tempo raccontato dal testo, e quella del tempo di chi lo legge. Un libro è una testo che tipicamente si legge in più sessioni. Anche il lettore più concentrato, tra le sessioni, fa altro. Questo altalenio di tempo crea una doppia memoria ("ricordo che lo stavo leggendo mentre...") e questa doppia memoria assomiglia in maniera imbarazzante alla tecnica mnemonica dei loci. Un libro quindi è un motore a tre tempi. Contiene il libro infatti anche il tempo di chi l'ha scritto. Ma un libro è un testo, un insieme di parole. Un testo lungo in fondo, così come un odore, produce un senso. Un libro è un insieme di parole siano esse dette o ...
Un libro
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Il libro è un oggetto testuale che possiede una caratteristica specifica rispetto ad altri tipi di testi: incarna il tempo in modo strutturale. La sua peculiare funzione deriva dalla doppia temporalità insita nella lettura: il tempo del testo, che appartiene alla narrazione, e il tempo del lettore, che si distribuisce nelle diverse sessioni di lettura. Questa alternanza produce una doppia memoria, in cui gli episodi narrativi si intrecciano con le esperienze quotidiane del lettore, generando un effetto simile alla tecnica mnemonica dei loci. In questa prospettiva, il libro non è solo un contenitore di parole, ma un dispositivo che articola e stabilizza la temporalità. La struttura del libro consente pause, riprese e ritorni: il tempo non scorre in modo continuo, ma viene segmentato e reso navigabile. Ogni lettura rappresenta una riattivazione della durata linguistica, e l’esperienza del libro dipende dall’interazione tra la temporalità del testo e quella del lettore. Il tema si ap...
HGT
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Il titolo è un acronimo inglese. La lingua inglese e soprattutto americana, col suo uso degli acronimi, mi affascina. L’acronimo in questione, in quella forma letteraria che è la “divulgazione scientifica”, viene tradotto in italiano con TGO, Trasferimento Genetico Orizzontale. Horizontal Gene Transfer, HGT. Leggendo un libro di divulgazione scientifica è comodo riferirsi a una teoria, a una sintesi, con un acronimo. Insomma, la modifica delle lettere HGT-TGO non modifica la teoria. Gli acronimi sono piccole parole che contengono parole. Sono granelli di parole in cui l'etimo sta nel loro rapporto. Le parole che compongono l'acronimo non sono etimologizzabili e vanno prese così, come capita, tanto il rapporto della loro relazione è: un discorso. La mia logica non ha una direzionalità. È dall'insieme che ricava sintesi, significati che solo allora diventano senso, al pari di ciò che vedo, annuso, etc.. Questo senso si incorpora in me come un odore di biscotto. Per...