L'oggetto preciso a cui mi riferisco è: un libro.
Un libro è una testo. Tra i vari tipi di testo, il libro mette in luce una peculiarità dei testi (includo tra i testi le lapidi e i messaggi sui social).
Il libro è un motore a due tempi.
Alberga infatti nella "parola" "un libro" una doppia chiave di lettura: quella del tempo raccontato dal testo, e quella del tempo di chi lo legge. Un libro è una testo che tipicamente si legge in più sessioni. Anche il lettore più concentrato, tra le sessioni, fa altro. Questo altalenio di tempo crea una doppia memoria ("ricordo che lo stavo leggendo mentre...") e questa doppia memoria assomiglia in maniera imbarazzante alla tecnica mnemonica dei loci.
Un libro quindi è un motore a tre tempi. Contiene il libro infatti anche il tempo di chi l'ha scritto.
Ma un libro è un testo, un insieme di parole.
Un testo lungo in fondo, così come un odore, produce un senso.
Un libro è un insieme di parole siano esse dette o scritte, udite o lette.
Ogni parola, nel suo senso, si incorpora in noi. Ognuno ha il proprio senso per ogni parola sia chi lo scrive che chi lo legge.
Ma nel linguaggio comune, sia esso detto o scritto, udito o letto, si conviene che sia la loro relazione a creare il significato, senza cavillare, tentando di capire. Ed è appunto ciò che dovrebbe fare un insieme di parole.
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