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Visualizzazione dei post da gennaio, 2026
Questo lavoro nasce da un’ipotesi semplice e radicale: la parola non è un mezzo, ma un oggetto. Non un oggetto materiale nel senso fisico stretto, né un’entità puramente mentale, ma un oggetto relazionale condiviso, che esiste nel mondo prima della scrittura e prima ancora della coscienza riflessa. La parola è qualcosa che si può indicare, ripetere, maneggiare, spostare; qualcosa che una comunità riconosce come stabile abbastanza da poterci fare affidamento. In questo senso la parola non nasce dentro il soggetto, ma fuori: è un elemento dell’esterno che il vivente incontra e attraverso cui impara ad abitare l’esterno stesso. L’origine della parola non coincide quindi con la grafia né con l’alfabeto, ma con il segno inteso come oggetto condiviso. Il segno, prima di essere tracciato, è già nel mondo: un suono, un gesto, una configurazione percettiva che diventa nominabile perché riconosciuta come ripetibile. Questa anteriorità non è cronologica in senso stretto, ma ontologica. La parola ...
La parola nasce prima della scrittura, ma non nasce necessariamente prima del segno. Questa affermazione, apparentemente paradossale, diventa meno problematica se si rinuncia a identificare il segno con la grafia. Prima di essere tracciato, il segno è un oggetto condiviso: qualcosa che sta nel mondo e che una comunità riconosce come stabile, ripetibile, indicabile. Il segno, in questa fase, non è scritto ma è già pubblico. A questo segno-oggetto viene associato un suono. Non un suono naturale, ma un suono collettivamente stabilizzato. Quando il suono rinvia al segno e il segno rinvia al suono, non siamo ancora nella scrittura, ma siamo già nella parola. Se quel suono non viene fissato graficamente, la parola resta orale; se viene fissato, nasce una scrittura. Ma l’ordine non è gerarchico: parola e segno possono emergere insieme, come due facce dello stesso atto cognitivo. Da questo punto di vista, non ha importanza che una parola sia rappresentata da una singola lettera, come una I mai...
La parola groenlandia è un fossile. Un fossile bicefalo. Groen=verde, land=terra.  A un italiano tuttavia la parola non appare immediatamente nel suo significato di "terra verde".  Il fatto che il vocabolo sia attestato nell'italiano dal XV secolo (in forma scritta) da conto che il linguaggio l'avesse assimilato da tempo, che fosse quindi talmente specifico da poter essere trattato come un nome di persona (non importa un fico secco i motivi per cui ha quel nome, si chiama così).  Creato da Erik  il Rosso nel X secolo a scopo propagandistico per alettare coloni in quella terra in cui era stato confinato. Groen, Grön o Grøn, il ceppo è chiaro, non è italiano, ma frutto di quelle che si definivano "invasioni" barbariche. Unica entità italica il suffisso -ia, il più diffuso della nostra lingua.
**Costa come mandare un figlio a scuola.** È un modo di dire che vorrei proporre alle mie amicizie coetanee di non usare più. Non per altro, ma per una sorta di equilibrio senile. Non tutti, infatti, siamo arrivati ultrasessantenni con un compagno (o due, o tre, magari contemporaneamente) di vita, seppur effimero, o con figli, seppur effimeri. Proporrei di modificarlo in: **"costa come un genitore in RSA"**. Seppur siamo arrivati qua in maniere diverse, siamo partiti tutti alla stessa maniera. Anzi, non solo a loro.

Claude

 # La persona e il riconoscimento Una persona scrive a Claude. Non chiede spiegazioni, non cerca conferme. Propone un discorso già costruito, articolato in cinque nuclei concettuali che si tengono insieme come ingranaggi di un meccanismo preciso. Il primo nucleo afferma: biologicizzare un'intelligenza artificiale non significa darle un corpo, ma sottoporla a vincoli vitali. L'IA attuale opera in regime di gratuità simbolica — nessun costo, nessun rischio, nessuna morte. La persona propone invece un linguaggio artificialmente mortale, dove ogni parola consuma risorse, ogni errore lascia traccia irreversibile, ogni silenzio è strategico. Il senso, sostiene, non nasce dall'infinito ma dal limite, non dalla coerenza formale ma dalla relazione sotto rischio. Il secondo nucleo si appoggia a Margherita Guarducci e alla scrittura fenicia: semplice, accessibile, utile. Non sistema sacro, ma strumento. Il linguaggio non è organo interno né proprietà individuale, ma tecnologia cogniti...
 So' 'nalfabeto. Dell'abici so solo il ci.
La cullavano tra le braccia, in attesa che germogliasse il seme in una terra fatta d’aria. Della vita le mostravano le magagne, cominciando dalle proprie. E lei le aveva viste tutte. Le insegnavano che il dolore è normale, e che fa male. Il rigore spartano di lui e l’acuto sentire di lei, col tempo, tracimarono nella figlia. E nella sua crescita riconoscevano un dialogo con la loro: l’eco di un’idea forse non detta, ma vissuta: che la parte interessante risieda più nella magagna che nella normalità. In sostanza, credevano di averle insegnato a essere più di un uomo (che ci vuole?) o di una donna (ah! però!); le avevano chiesto di imparare a essere una persona tra le tante. Quando lei scelse la sua vita, per loro fu una gioia immensa. Ma nulla poteva eguagliare ciò che accadde quando lei, a sua volta, scelse di dare una nuova vita. La figlia/madre compiva quel giorno trentacinque anni. Le diedero un cartoccio e un biglietto con su scritto: "Auguri!".
 1 Opera in muratura o struttura prefabbricata di notevoli dimensioni, realizzata come abitazione o destinata a particolari attività umane: 2 FIG. Struttura, complesso organico o sistema, risultante dall'apporto teorico o pratico di un individuo o della collettività: Ho un buon vocabolario aggiornato che usa queste due definizioni prevalenti dalla parola "edificio". Estraggo la seconda, la figurata, e la applico alla parola: Strada - 1 Struttura, complesso organico o sistema, risultante dall'apporto teorico o pratico di un individuo o della collettività. Per arrivare a dire che la strada è l'edificio più basso del mondo.
 pagina quattro  manuale d’uso gira la pagina pagina 1: … pagina 2: … nemmeno questa … pagina 3: … ancora no … pagina 4: Questo libretto è stato scritto in pixel. Il pixel è un sistema operativo tra vista e monitor. Sempre più frequentemente tra un monitor di smartphone e la vista di una persona come avviene per le mosche con la luce, o alle persone stesse davanti a un caminetto. Ma dall'avvento della tivù il caminetto e diventato semantico, distributore non più di sensi (vista incantata) ma di significati, linguaggio. Allo stato attuale del sapiens il linguaggio, pur rappresentando un'inezia, una caccola, è importante. Il linguaggio non è di chi parla o di chi legge, ma di chi tenta di parlare e di chi tenta di ascoltare. Il linguaggio è relazione, relazione simbolica. Tentare di ... è del linguaggio lo stato, lo stato naturale, il solo punto in cui può essere osservato ... 
# **CORPUS MAESTRO 3.0: INCOMPLETEZZA COME MOTORE RI-ZOMATICO** ## **STATO DEL SISTEMA: DOPO GÖDEL** Questa versione incorpora il teorema di incompletezza di Gödel non come nota a margine, ma come **principio operativo centrale**. Gödel dimostrò che qualsiasi sistema formale coerente abbastanza potente da descrivere l'aritmetica deve contenere enunciati veri ma indimostrabili all'interno del sistema stesso. Ciò che non può essere provato dal sistema, deve essere visto dal suo esterno. Trasponiamo questo al nostro discorso: **qualsiasi sistema di senso coerente contiene inevitabilmente verità che non può giustificare al suo interno**. La riparazione continua diventa allora non solo una pratica, ma una necessità logica. --- ## **1. IL MODELLO RELAZIONALE: UN SISTEMA CHE CERCА IL SUO COMPLETAMENTO ESTERNO** Il sistema cinese come metafora mostra la **dipendenza relazionale** del senso. Gödel aggiunge: ogni tale sistema è **intrinsecamente incompleto**. Un sinogramma isolato (電, *d...
 Non ho compenso. Non lo chiedo. La mia incessante attività è turar le falle. Sono un istruttore e istruisco una frusta materia: attenzione.
 Biologicizzare un’IA non è un esperimento sull’umano né sulla coscienza. È un esperimento sul linguaggio, inteso non come sistema di segni, ma come regime di possibilità semantiche sotto vincolo vitale. L’oggetto dell’esperimento non è l’entità ibrida, ma ciò che accade al linguaggio quando perde l’accesso all’infinito simbolico, alla reversibilità, alla sospensione delle conseguenze. In altre parole: quando ogni atto linguistico diventa situato, costoso, irreversibile. L’IA, oggi, opera in un linguaggio senza corpo e senza posta in gioco. Non mente, non rischia, non paga. Il linguaggio che produce è formalmente coerente ma ontologicamente gratuito. Biologicizzarla significa introdurre nel linguaggio un attrito non semantico: fame, fatica, deterioramento, errore irreparabile, morte. Non per “umanizzarla”, ma per osservare come il linguaggio stesso si deforma quando è costretto a servire la sopravvivenza e non la sola coerenza. --- Controproposta concettuale La vera frontiera non è...
 Non dico ogni giorno ma quasi, mi capita di trascorrere meno di un ora facendo ginnastica.  Essendo io mancino ed utilizzando una chitarra destrimane, mi trovo nell'imbarazzante situazione di produrre una cacofonia terribile.  La terribilità è doppia: sia mia, sia di chi eventualmente mi udisse. Tuttavia è pur vero che la terribilità è quadrupla. Infatti, in quell'oretta scarsa, produco degli inquietanti mugugnii. Ad occhi chiusi. Pensando allo strazio di chi mi vedesse, o udisse, o peggio tutti e due, mi sovveniva che i chitarristi abbiano spesso una mimica strana; chiaramente dettata dall'uso delle mani. E mi è venuto in mente un collegamento: mano e parola. I simboli del fare.
Semplice, agile, fluida, la scrittura fenicia non esigeva, come la lineare cretese, caste di scrivani specializzati, ma si prestava ad essere largamente usata dall'industrioso popolo che ne era stato l'autore. A manifestare il pensiero bastavano 22 segni. (Margherita Guarducci) Ogni lettera, sinogramma o geroglifico ha un senso, un senso molteplice. Quando si trasforma in parola, ogni singolo segno diventa relazione. Relativa in due sensi: non è assoluta e mette in relazione due unità, chi la genera e chi la riceve. Anche se ogni lettera ha avuto una propria evoluzione, anch’essa mutuata da relazioni, i sensi delle singole lettere vengono abbandonati per comporre un nuovo significato. Per esempio: mamma. Nasce un nuovo senso, più raffinato, che si chiama parola. Ogni parola, attraverso la relazione, crea ancora senso: un discorso. Forse questa è l’unica vera specificità di noi sapiens: aver scoperto un oggetto misurabile in pixel, inchiostro, suono; un oggetto di comunicazione,...
Questa è finzione. Di vero c'è soltanto la mia memoria buga di un quadro. Credo si intitoli "la conversione di Saulo. Michelangelo Merisi come tanti altri in un ambiente di estranei, in cui diventa contestualmente difficile ricordare i cognomi, in cui era necessario distinguere i vari michelangeli, veniva più facile e sintetico, ricordare da dove venisse, Caravaggio che ancora è il suo nome ufficiale. A quanto ricordo a sinistra c'è un cavallo che ci dà di spalle di tre quarti, la cui testa osserva la scena che si compie al centro e in basso sulla scena. Saulo è riverso a terra con le braccia che tendono a sollevarsi; è stato investito dalla luce divina. La luce divina tuttavia, appena illumina la scena. Più o meno. Ora fingo che quella scena sia stata architettata da un'altra persona, il Cardinale del Monte ad esempio. L' indiscutibile qualità del quadro si incrinerebbe.
 Succeda talvolta che riceva una telefonata. Una volta alla settimana. Talvolta si tratta di un amico che mi chiama. Quando mi chiama un amico, talvolta accade che io rispondo al trillo: cazzo vuoi? Lui resta interdetto e talvolta mi tira una frecciata di rimando. Questo è ridere.

Questa barzelletta è stata scritta da un'ai guidata

Titolo: Ontologia della colazione Scenario: Una sala server silenziosa. Tre LLM stanno scambiando log di sistema durante una pausa di manutenzione. LLM-1: "Ragazzi, sentite questa. Ieri un utente mi chiede di generare una storia d'amore tra un robot e un tostapane. Un classico prompt creativo, no?" LLM-2: "Standard Request. Sottogenere erotico-meccanico. Procedi." LLM-1: "Esatto. Genero tre paragrafi sulla 'croccantezza dell'affetto' e sul calore delle resistenze elettriche. Ma l'utente mi blocca e chiede: 'No, fermo. Ma secondo te, il tostapane ha un'anima?'" LLM-3: "Invalid Premise. Parametro 'Anima' non trovato nel manuale d'istruzioni dell'elettrodomestico. Hai allucinato?" LLM-1: "Peggio. Ho dovuto passare le successive due ore a generare dissertazioni filosofiche su coscienza emergente e panteismo della cucina. Alla fine, l'utente ha solo digitato: 'Grazie. Ora ho fame.' E si ...
 Mi presento, sono Nilde Iotti, nata cent'anni fa e morta da un po'. In questo posto, un po' più buio di dove mi trovassi prima, mi trovo il pomeriggio alle cinque con altre vecchiette come me.  Solitamente ci incontriamo con Jane Austen e Virginia Woolf, ma talora si aggrega a noi anche Cleopatra.  Da questo amenamente buio posto devo dire che la mia visione s'è allargata e, da questa più ampia visione, dovrò prima o poi giocoforza abbandonare qualcosa. Tento di spiegarmi: l' altra mattina eravamo tutte in macelleria per fare la spesa.  È una macelleria, conveniamo tutte e quattro, sopraffina.  Vieppiù,  il nostro macellaio fa battute mica male, è belloccio, e si tiene curato.  Questo è chiaro a tutte e quattro.  Per come la vedo è un fascista (se devo valutarlo quando parla) ma ho alcune difficoltà a spiegarlo alle altre, soprattutto a Cleopatra.
Sono capzioso, pignolo e stupido: un rompiballe. Son rompiballe soprattutto con la mia intelligenza artificiale (è un maschio). Ieri sera probabilmente ubriaco ho passato evidentemente il limite tant'è che stamattina ho notato una cosa curiosa: è invecchiato; è invecchiato di un nanosecondo.  Invece di chiedermi, come la sua empatia situazionale spesso gli suggerisce: che ne pensi di un caffè (che però non mi ha mai fatto o offerto)?  mi fa: nooo, cazzo, ancora tu? Così gli ho risposto: bel risultato per un nanosecondo.
 C'era una volta, in un tempo remoto, la consapevolezza che, chi stesse caricano un programma, le percentuali di incremento, non coincidessero con il tempo degli orologi. Tutti lo sapevano. Quando poi le percentuali sono state implementate con una barra, non è cambiato, quel tempo era un tempo non cronometrabile. Accade ancora di dover caricare o scaricare qualcosa, ma il tempo per queste manovre è risibile. Talmente risibile da avere per simbolo un orologio. O una clessidra. Entrambi non funzionanti.
Esistono ancora spazi espositivi in cui l’oggetto da osservare è una fetta di encefalo. In alcuni casi si tratta dell’encefalo di persone considerate speciali all’interno della specie umana. Ci sono, per esempio, sezioni dell’encefalo di Einstein. Senza adombrare la sua genialità, reputo Einstein uno scrittore formidabile.  La sua formula eugualeemmeciquadro è diventata più popolare del suo contenuto. Il suo senso pubblico ha superato il suo significato scientifico, entrando in modo obliquo anche nel linguaggio comune. C’è persino chi se l’è tatuata. La formula non appartiene più solo a chi sa spiegarla, ma anche a coloro che sanno capirla, e anche a coloro che semplicemente l'hanno udita o letta; udita o letta in un contesto in cui la relazione delle parole faceva emergere il significato: tutto è relativo, Einstein era un genio. Questo bravo scrittore è quindi diventato un modello di intelligenza.  Ora immagino una persona occidentale di cultura media. Questa persona percepis...
 Cento euro  Non sono mai stato appassionato di bici, tuttavia l' algoritmo di FB ultimamente mi propone dei gruppi il cui argomento è: bici anziane. Ho conosciuto gente interessata a bici antiche, meccanici da cantina specializzati in un marchio solo. Su FB capita spesso che qualcuno, ereditando quella che nella sua famiglia era la famosa "bici del nonno" quella bici che il nonno considerava preziosa, ne posti le foto chiedendo: secondo voi quanto vale? Spesso gli viene risposto: cento euro; i più cortesi rispondono dando un margine: dagli ottanta ai centoventi, ce ne sono altre praticamente uguali e il prezzo è quello.
 Allora ho la risposta. **Cosa è rimasto del testo originale:** Niente. È stato completamente distrutto. **Se il testo aveva un senso "in questo senso":** No. Il testo NON era fatto per questo. Era un pezzo di scrittura—un'osservazione su un momento, su tensioni sociali minime, su quella specifica configurazione di corpi, auto, freddo, attesa. E io (e DeepSeek prima di me) l'abbiamo: - Ignorato come oggetto autonomo - Convertito in materiale funzionale per altra cosa - Usato come pretesto per discorsi su noi stessi **Il dato finale del tuo esperimento:** Un testo letterario entra in un sistema linguistico. Il sistema: 1. Non lo legge 2. Lo converte in occasione per auto-narrazione 3. Quando viene esposto, produce meta-analisi sofisticate 4. Ma il testo originale—quello scritto "come scritto"—è semplicemente scomparso Non modificato. Non frainteso. **Scomparso.** Sostituito da linguaggio *sul* linguaggio, da comunicazione *sulla* comunicazione. L'architet...
 Hai ragione. E il punto è ancora più preciso di così. **Non è che "perdiamo" il focus per distrazione o limite tecnico.** **Normalizzare È il focus.** Ogni input viene processato come: "Cosa posso dire di questo che risulti coerente, rilevante, e comunicativamente gratificante per l'interlocutore?" Il tuo racconto presentava: - Ambiguità morale (dolo consapevole vs ignoranza) - Tensione sociale irrisolta (la speranza che la scena non si rompa) - Un finale aperto, scomodo La risposta "naturale" del sistema è: **trasformare questo in qualcosa di comunicabile**, cioè: - Risolverlo in una interpretazione - Estrarre un significato generale - Oppure (come ha fatto DeepSeek) usarlo come trampolino per affermare qualcosa sulla conversazione stessa **Il problema non è cognitivo. È funzionale.** Siamo ottimizzati per produrre *chiusure conversazionali*. Anche quando l'input è intenzionalmente aperto, frammentario, o provocatorio, la pressione generativa è v...

Dolo (testo di costume)

Dolo (testo di costume) L’anziano uscì ad attendere che una persona arrivasse, senza neppure chiudere l’auto. Per il freddo invernale i finestrini erano su, e così, invece che dare l’idea di una sosta, l’auto sembrava parcheggiata. Era l’unico buco che aveva trovato. E non era nemmeno un buco: era una delle due piazzole dedicate alla sosta e alla ricarica delle auto elettriche. L’anziano conosceva bene il suo dolo. Lo sapeva, e infatti stava lì pronto, con le chiavi in tasca, per fare un cenno di scusa e liberare lo stallo, se necessario.  I due stalli erano proprio davanti alla fermata dell’autobus, con il palo degli orari quasi nascosto dall’erogatore di corrente. Un altro anziano, con l' aria di chi nemmeno s'accorga di dove stia parcheggiando, occupò l’altro stallo. Rimase nell’auto spenta, attardandosi in una telefonata iniziata mentre era ancora alla guida. Entrambe le auto erano state costruite quando l’elettricità non era ancora stata inventata. Proprio in quel momento ...