La cullavano tra le braccia, in attesa che germogliasse il seme in una terra fatta d’aria.

Della vita le mostravano le magagne, cominciando dalle proprie. E lei le aveva viste tutte.

Le insegnavano che il dolore è normale, e che fa male.

Il rigore spartano di lui e l’acuto sentire di lei, col tempo, tracimarono nella figlia.

E nella sua crescita riconoscevano un dialogo con la loro: l’eco di un’idea forse non detta, ma vissuta: che la parte interessante risieda più nella magagna che nella normalità.

In sostanza, credevano di averle insegnato a essere più di un uomo (che ci vuole?) o di una donna (ah! però!); le avevano chiesto di imparare a essere una persona tra le tante.

Quando lei scelse la sua vita, per loro fu una gioia immensa.

Ma nulla poteva eguagliare ciò che accadde quando lei, a sua volta, scelse di dare una nuova vita.

La figlia/madre compiva quel giorno trentacinque anni.

Le diedero un cartoccio e un biglietto con su scritto: "Auguri!".

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Nelle sue remote pagine è scritto che gli animali si dividono in (a) appartenenti all'Imperatore, (b) imbalsamati, (c) ammaestrati, (d) lattonzoli, (e) sirene, (f) favolosi, (g) cani randagi, (h) inclusi in questa classificazione, (i) che s’agitano come pazzi, (j) innumerevoli, (k) disegnati con un pennello finissimo di pelo di cammello, (l) eccetera, (m) che hanno rotto il vaso, (n) che da lontano sembrano mosche.

Latebrix domestica