Dolo (testo di costume)
Dolo (testo di costume)
L’anziano uscì ad attendere che una persona arrivasse, senza neppure chiudere l’auto. Per il freddo invernale i finestrini erano su, e così, invece che dare l’idea di una sosta, l’auto sembrava parcheggiata.
Era l’unico buco che aveva trovato.
E non era nemmeno un buco: era una delle due piazzole dedicate alla sosta e alla ricarica delle auto elettriche.
L’anziano conosceva bene il suo dolo. Lo sapeva, e infatti stava lì pronto, con le chiavi in tasca, per fare un cenno di scusa e liberare lo stallo, se necessario.
I due stalli erano proprio davanti alla fermata dell’autobus, con il palo degli orari quasi nascosto dall’erogatore di corrente.
Un altro anziano, con l' aria di chi nemmeno s'accorga di dove stia parcheggiando, occupò l’altro stallo. Rimase nell’auto spenta, attardandosi in una telefonata iniziata mentre era ancora alla guida.
Entrambe le auto erano state costruite quando l’elettricità non era ancora stata inventata.
Proprio in quel momento arrivò una persona giovane, con un'auto elettrica, vide i due stalli occupati dai due macinini poco ecosostenibili. Aveva due possibilità: chiedere al tipo di cui non capiva se stesse aspettando l’autobus o fosse il proprietario di uno dei macinini, oppure rivolgersi all’altro, ancora seduto nel suo trabiccolo, in evidente flagranza. Scelse il secondo, al quale disse qualcosa come: dovrei ricaricare la macchina. L’anziano liberò lo stallo scusandosi. Il giovane, dopo aver parcheggiato, impiegò cinque minuti buoni per sistemare in una cartella tutti gli apparati tecnologici che si portava appresso.
Il primo anziano sperava che la persona che stava aspettando non arrivasse proprio in quel momento. Non tanto per paura di essere smascherato, quanto perché non si interrompesse quel quadro che il tempo aveva già cominciato a sgretolare: un quadro in cui un ricco fa sgomberare un povero. Una frusta usanza, applicata a una nuova teoria del diritto.
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