Il culo del cavallo

  Alle medie ci diedero da fare una "ricerca" su un pittore e io avevo un'enciclopedia incompleta che terminava alla lettera "o". 

A me bastava e avanzava e ancora avanzerebbe e basterebbe. 

Il tema era talmente generico che cominciai a sfogliare quei libri non so più bene quali nomi cercando ma son certo che allora, così come sarebbe ora, ahimè non mi son evoluto,, non fossero più di tre o quattro. Non so nemmeno se l'andai a cercare consapevolmente, anche se andarci a sbattere per caso, per quanti pochi libri fossero, mi par difficile e, se fosse alla "c" del suo paese o alla "emme" del cognome e del nome, anche se poi, verosimilmente e senz'altro o all'una o all'altra, v'era un rimando. Non so neppure se vi fossero diversi quadri o solo quello col culo del cavallo in primo piano. Per certo so che il quadro col cavallo era privo di colore eppure così, mutilata l'opera di una parte che parrebbe sostanziale, nella mia memoria lacunosa s'è adagiato e resta a destra il corpo con le braccia alzate di colui che divenne un santo, investito da una luce che non si sa da dove arrivi. 

Appunto questo mi colpì: lo spiazzamento che mi diede la mancata rappresentazione del dio, sia esso un essere barbuto, un sole, o un cielo. 

E ancora restano l'amore per il pittore e l'assenza di qualcosa che c'è.

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