La versione di Piero
Piero è quel mio amico morto. Veniva considerato una persona di intelligenza brillante. Anche da me. Quando ci ritrovammo era già in un avanzato stato di disgregazione. Non so più se, nel nostro intricato secondo rapporto, abbia inciso di più la mia disgregazione o la sua. La mia, già allora, era una disciplina autoimposta: conoscere altre persone. Io ho sempre trovato molto difficile conoscere persone. Son timido. Così le conoscevo prevalentemente leggendone gli scritti, i libri insomma.
Avevo già letto La versione di Barney. Lui l’aveva appena finito.
La versione di Barney è uno dei libri più belli che ho letto.
Lui mi raccontava gli aneddoti del libro con gli occhi che sprizzavano allegria. I suoi occhi sprizzanti e sprezzanti. Spiazzanti. Belli.
Sto pensando a una seduta spiritica attorno a questo tavolo. La tazza di tè non c’entra: usavo il libro come sottopiatto. Evoco lo spirito di Piero con le mani congiunte sul libro (dopo aver finito il tè). Puf. Piero è qua. Aleggia il suo spirito, un suo sembiante nebuloso. È invecchiato.
Attacco:
Non trovi che la versione italiana che abbiamo letto sia meravigliosamente tradotta da Matteo Codignola? La pagina centocinquantaquattro, la lettera del sultano, n’è la riprova. Io, come sai, so appena l’italiano e benedico ogni volta quelle figure grigie, i traduttori. Tu?
Lo spirito mi osserva. Sta. Sta come può stare qualcosa che aleggia e che è morto da un pezzo.
Continuo:
Edizioni Adelphi. Ma va? In copertina una faccia e sotto il titolo. Guardi la faccia chiedendoti: è Barney? Cerchi nel risvolto e scopri che è quello sbruffone di Mordecai che fin da subito, da lì, da quella foto, architetta il libro. È la raccolta postuma delle memorie del padre da parte di uno dei figli. Il romanzo (lo metterei tra i romanzi) ha delle sparute e stringate note di questo figlio. Il figlio, puntiglioso, informa il lettore che, per esempio, non poteva trattarsi dell’auto citata dal padre, essendo quel modello uscito solo due anni dopo. Queste note sono un altro tassello dell’architettura del romanzo.
Lo spirito aleggiando ristà.
Continuo:
Architettura che nel romanzo esplode in pirotecnici episodi quali:
- citazioni latine ricercate;
2 due delitti;
, malattie;
√ lettere, da cui emerge, a mio avviso, come chiave di volta, la lettera del sultano e la risposta di Mordecai, non di Barney.
Lo spirito si anima.
Negli occhi soltanto.
Mi guarda e mi dice: cremaschi, ffanculo.
Poi si disgrega.
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