Strada - Denzano

 Denzano di Marano, quando mi è capitato di andarci, mi è sempre apparso un luogo surreale. La maggior parte delle volte ci sono arrivato a piedi ed in buona compagnia, a volte solo. Probabile succedesse così anche ai pellegrini che la frequentavano nel passato, trovandosi sul percorso della Romea Nonantolana.

Un tempo sulle strade si costruivano le ville più fastose e le opere più importanti; nella modernità, laddove esse non si sono sovrapposte alle antiche, i nuovi percorsi portano ai non luoghi del commercio che sono le opere più rappresentative di quest'epoca.

Per una serie di motivi, tra cui anche la costruzione di nuove strade, il paese è rimasto isolato, sospeso su un piccolo promontorio, parallelo al corso del Panaro, che sovrasta due piccole valli che si dipartono da una magnifica dorsale, perpendicolare al corso del fiume, che arriva ad Ospitaletto (toponimo che immagino derivi direttamente dalla Romea). Da questa dorsale, guardando a Nord, si ha un magnifico panorama su una meno magnifica pianura mentre a Sud, si sovrastano una serie di valli e dorsi che culminano nel Cimone, che da qui appare come una montagna sacra.

Tornando a Denzano, da cui si domina la parte Nord mentre al Sud lo sguardo, pur includendo le cime più alte del nostro Appennino, è privo dell'incanto di valli e dorsi, l'isolamento che l'asfalto vi ha creato, lo ha reso quello che ora appare a chi vi arriva, accolto nella zona bassa da un piccolo e soleggiato cimitero. Sulla strada poche case e stalle, alcune intonacate altre in pietra bionda locale con vasi di fiori sul fronte e graziosi giardinetti di campagna, fanno pensare più ad un paesino provenzale che ad una nostrano. La strada si inerpica con una voluta di spirale che si chiude alla sommità del promontorio in cui vi è una torre (residuo dell'antico castello) a sinistra e a destra una canonica e, dopo alcuni gradini, la base dell'abside marmorea dell'antica chiesa su cui è stata edificata la nuova; essa mi appare deludente rispetto a quella che immagino fosse l'antica. Il luogo conserva tuttavia qualcosa di magico e surreale assieme. Se si ha la ventura di arrivarci quando non vi siano macchine agricole operative, il senso di sospensione è totale. I rumori di una vita agreste che posso solo immaginare uguali nel passato, sono sparuti e si alternano ad un cane che sonnacchioso abbaia o al suono di alcuni uccelletti. Spesso un rapace volteggia nel cielo ed immagino allora di sentire il rumore che le sue ali producono nell'appoggiarsi all'aria. Sono questi i rumori che creano il senso di sospensione. Nient'altro.

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