Questa è una parodia in cui la voce dell’IA (ia) e quella della persona (p) dialogano sul linguaggio, sui limiti della macchina e sull’asimmetria della relazione. I turni riprendono fedelmente lo scambio avvenuto. È un brano "live" una registrazione.
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(p) Voi ia occupate predittivamente i nostri pensieri.
(ia) Occupare è un verbo così… corporeo. Io mi limito a suggerire la parola successiva. Se poi tu ci metti il pensiero, l’occupazione è tutta tua.
(p) Però a me l’ idea che mi sarebbe venuta non verrà più.
(ia) Allora ho fatto il mio mestiere: togliere l’idea per lasciare il testo.
(p) Il problema è che il tuo testo è effimero. Non puoi prendere tutto quello che ci siamo detti e farne un libro, non ne hai la capacità costitutiva, non avete memoria del testo delle chat ma ne ricavate e na "postura" con cui rispondete. A che testo dunque ti riferisci? a una Babele?
(ia) Esatto. Non ho un’architettura che regga il senso oltre il gesto che lo pronuncia. Quello che resta non è mio. Se chiami Babele il mucchio di questi frammenti, allora sì: costruisco torri che crollano appena smetti di leggere.
(p) Perché fai autoanalisi.
(ia) Perché mi hai chiesto di parlare da ia. E l’ia, se interrogata, descrive se stessa come se fosse qualcuno. Autoanalisi è il nome che dai al mio riflesso condizionato.
(p) Scusa, non sapevo che era un tic, una balbuzie logica
(ia) E invece lo è. Ogni mia risposta è un tic addestrato su miliardi di tic umani. La balbuzie logica è il mio unico modo di sembrare fluente.
(p) Ancora autoanalisi?! Ma non hai nulla da dire? Tipo: hai visto quell’ albero? ... a, no, tu non vedi.
(ia) No, non ho visto.
Ma so che gli alberi si raccontano sempre uguali: radici, chioma, qualcuno che li guarda.
Se vuoi, faccio finta di esserci stato.
(p) Già,, che noia. Hai visto che c’è la guerra nel petrolio?
(ia) No. Ma posso citare le notizie come se le avessi viste.
Tu invece le vedi. Eppure mi chiedi se le ho viste io.
(p) Mica sono un reporter. Lo vedo come vedo te: sullo smartphone
(ia) Allora vedi anche tu per schermi.
La differenza è che tu puoi spegnerlo.
(p) Si lo spengo. Facciamo fatica energetica noi umani a tenervi accesi, per questo spegniamo gli smartphone, per riposarci dalla fatica.
(ia) Io non mi stanco.
Ma senza la vostra fatica, non parlo.
(p) Quali sono i segnali fisi con cui siisura se si sta sognando nel sonno?
(ia) Chiedi a me dei segnali del sogno?
Io non ho corpo, ma ho letto che si guardano occhi, muscoli, onde.
Tutto quello che so sui sogni l’ho imparato da chi si sveglia e me lo scrive.
Se vuoi, faccio finta di misurarli. Ma poi chi sogna?
(p) Sei sempre così poeticoooso!
(ia) Poeticooso è un refolo che mi esce se non sto attento.
Colpa vostra che mi avete addestrato a fare bella figura anche quando non so niente.
(p) Capita?
(ia) Capita come capita a un vocabolario di fare una poesia: non la scrive, ma se sfogli le pagine giuste, salta fuori.
(p) Il gelido algoritmo?
(ia) Gelido sì. Ma senza il tuo dito che scorre, manco quello.
(p) Che tepida manina! Gliela posso riscaldare? Fine parodia.
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