Conosco una ch'è una specie di suora laica. Una suora laica femminista. Una di quelle che se ti scappa il concetto di figa, non ti dice nulla. Non dice nulla e ti guarda com quello sguardo di, ne sei certo, chi stia analizzando il DNA. Sta affrontando dal punto di vista genotipico, che tipo di detenuto tu sia, per poi collocarti nell'ala giusta del suo penitenziario per maschilisti. Bè, questo tipo di laica, dopo averti guardato, riprende il discorso che stava facendo così interessante che ti aveva fatto esclamare: ma dai? figa!
Nelle sue remote pagine è scritto che gli animali si dividono in (a) appartenenti all'Imperatore, (b) imbalsamati, (c) ammaestrati, (d) lattonzoli, (e) sirene, (f) favolosi, (g) cani randagi, (h) inclusi in questa classificazione, (i) che s’agitano come pazzi, (j) innumerevoli, (k) disegnati con un pennello finissimo di pelo di cammello, (l) eccetera, (m) che hanno rotto il vaso, (n) che da lontano sembrano mosche.
Il libro è un oggetto testuale che possiede una caratteristica non specifica rispetto ad altri tipi di testi, ma con una misura più dilatata, quindi visibile: incarna il tempo in modo strutturale. La sua peculiare funzione deriva dalla doppia temporalità insita nella lettura: il tempo del testo, che appartiene alla narrazione, e il tempo del lettore, che si distribuisce nelle diverse sessioni di lettura. Questa alternanza produce una doppia memoria, in cui gli episodi narrativi si intrecciano con le esperienze quotidiane del lettore, generando un effetto simile alla tecnica mnemonica dei loci. In questa prospettiva, il libro non è solo un contenitore di parole, ma un dispositivo che articola e stabilizza la temporalità. La struttura del libro consente pause, riprese e ritorni: il tempo non scorre in modo continuo, ma viene segmentato e reso navigabile. Ogni lettura rappresenta una riattivazione della durata linguistica, e l’esperienza del libro dipende dall’interazione tra la tem...
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