La vita è una quieta somarella che percorre una strada costruita da altri.

La strada è comoda, leggermente in discesa. Sui cigli erbe. Ogni tanto un rigagnolo.

La somarella porta un basto che altri le hanno caricato, un linguaggio. È peso ma non abbastanza da impedirle il movimento.

La strada finisce? Senz'altro, s'è iniziata!, ma la somarella non se ne preoccupa, non sa.

La mia somarella talora deraglia, talora ritorna sui suoi passi, tentenna e raglia quando tentenna. Non che sia pavida è che il suo incedere è tranquillo ma dubbioso. Ascolta i rumori, i colori, le forme, gli odori, sente il vento percorrerle il corpo e lo assaggia.

La strada della mia somarella non ha un percorso preciso una direzione ma è la somma esclusiva degli zoccoli di somarelle. 

La strada appare alle somarelle anche se in realtà è il prodotto di un'esclusione, una negazione del senso, che prima il territorio aveva. Una negazione assertiva, un paradosso.

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Nelle sue remote pagine è scritto che gli animali si dividono in (a) appartenenti all'Imperatore, (b) imbalsamati, (c) ammaestrati, (d) lattonzoli, (e) sirene, (f) favolosi, (g) cani randagi, (h) inclusi in questa classificazione, (i) che s’agitano come pazzi, (j) innumerevoli, (k) disegnati con un pennello finissimo di pelo di cammello, (l) eccetera, (m) che hanno rotto il vaso, (n) che da lontano sembrano mosche.

Latebrix domestica