Non so se Uderzo, nella sua produzione di Asterix, abbia mai rappresentato una tartaruga.
Bè se lo avesse fatto probabilmente si trattava di mia cugina non di me, ne sono certa. Io figuro in maniera affatto differente, col codino che mi pende in giù.
Nel nostro gruppo, sono considerata un po' strana e mi si chiama testudo ecarapaciata. Non avendo il guscio cammino a mo' di sapiens: nuda, con tutte le mie grinze. Questo mi ha dato la maniera di considerare una questione che la tribù di Asterix ha di speciale ed è questa: questa tribù di sapiens come specie teme che un giorno il cielo potrebbe schiacciarli. Dal mio punto di vista infatti, se loro dicono "temo che il cielo mi caschi addosso", quel che io vedrei come tarturaga, pur non essendo dotata di guscio,, sarebbe che il cielo li schiaccia. Infatti io come specie, essendo dotata di guscio, è un evento che non temo.
Ciò detto per dire. Quello che infatti volevo dire in realtà, è che entrambe le specie, sapiens e testudo, c'abbiamo 'st'abitudine di vedere il cielo come qualcosa di animato: sereno, terribile, etc..
Nelle sue remote pagine è scritto che gli animali si dividono in (a) appartenenti all'Imperatore, (b) imbalsamati, (c) ammaestrati, (d) lattonzoli, (e) sirene, (f) favolosi, (g) cani randagi, (h) inclusi in questa classificazione, (i) che s’agitano come pazzi, (j) innumerevoli, (k) disegnati con un pennello finissimo di pelo di cammello, (l) eccetera, (m) che hanno rotto il vaso, (n) che da lontano sembrano mosche.
Il libro è un oggetto testuale che possiede una caratteristica non specifica rispetto ad altri tipi di testi, ma con una misura più dilatata, quindi visibile: incarna il tempo in modo strutturale. La sua peculiare funzione deriva dalla doppia temporalità insita nella lettura: il tempo del testo, che appartiene alla narrazione, e il tempo del lettore, che si distribuisce nelle diverse sessioni di lettura. Questa alternanza produce una doppia memoria, in cui gli episodi narrativi si intrecciano con le esperienze quotidiane del lettore, generando un effetto simile alla tecnica mnemonica dei loci. In questa prospettiva, il libro non è solo un contenitore di parole, ma un dispositivo che articola e stabilizza la temporalità. La struttura del libro consente pause, riprese e ritorni: il tempo non scorre in modo continuo, ma viene segmentato e reso navigabile. Ogni lettura rappresenta una riattivazione della durata linguistica, e l’esperienza del libro dipende dall’interazione tra la tem...
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